Letto in avorio “Amplero”

RESTAURO E RICOSTRUZIONE DEL LETTO DÌ AMPLERO

 Le lamelle in osso, integre o frammentarie, costituenti il letto di Amplero, sono giunte presso il Centro di Restauro già ripulite, suddivise per tipi ed in parte ricomposte a costituire alcuni componenti del rivestimento delle gambe e dei fulcra. Nel 1984 era stata pubblicata la ricostruzione grafica del letto di Amplero (LETTA 1984).

L’intervento del Centro di Restauro è stato richiesto per la verifica della ricostruzione grafica precedentemente effettuata e per la restituzione definitiva del reperto in previsione della sua esposizione.

Considerati i dati forniti dallo studio di LETTA 1984, è stato deciso di orientarsi su un tipo di restauro che, almeno a livello di proposta, presentasse l’oggetto nella sua interezza, prevedendo già il rifacimento di molte parti mancanti.

Sia per le gambe, sia per i fulcra che per il telaio si prevedeva la  ricomposizione  del rivestimento in osso incollando le lamelle tra loro, l’integrazione delle lacune, la riproduzione delle parti figurate, su esempio dell’originale e la collocazione degli elementi su supporti in legno di faggio evaporato.

letto in avorio amplero
  1. Gambe

 La prima fase dell’intervento è consistita nell’integrazione degli anelli già assemblati, ma sono state riscontrate determinate difficoltà in quanto gli anelli stessi non risultavano regolari, data la loro lavorazione al tornio.

Si è dunque tentato di ricavare la misura delle circonferenze degli anelli attraverso il rilievo grafico delle curvature delle singole lamelle. Nonostante si sia ricavata una gran quantità di circonferenze, il risultato è stato negativo per l’impossibilità di stabilire la giusta posizione delle lamelle stesse dato l’esiguo appoggio in piano. Dopo una loro più accurata osservazione, sono state rilevate, su ognuna di esse, tracce di torni tura, fatto questo che poteva risultare determinante per la ricomposizione degli anelli.

E’ stato necessario quindi smontare gli elementi ricomposti nel precedente intervento di  restauro e riesaminare anche il materiale non utilizzato in quella fase perché considerato appartenente ad un altro letto.

Ogni singola lamella è stata attentamente osservata a luce radente e si è potuto constatare che, non solo c’era una differenziazione tra anelli omologhi, ma anche che esisteva una sola combinazione fra lamelle che costituivano ogni singolo anello e che ciò ha avuto riscontro effettivo al momento della disposizione di tutti gli elementi su ciascun anello.

Oltre alle tracce di tornitura sono stati presi in esame, per l’accostamento delle singole lamelle

tra di loro, anche i dati relativi all’altezza, all’angolo di inclinazione del taglio tra lamelle contigue, allo spessore (salvo alcune eccezioni), al colore omogeneo probabilmente derivante dalla giacitura (salvo eccezioni), al profilo che in alcuni casi presenta una leggera variazione fra elementi omologhi, alle tracce casuali (graffi e macchie) tra lamelle contigue.

letto in avorio amplero

Il dato rilevante scaturito da questa operazione è che, in relazione al tipo di lamelle, si sono potuti ricostruire quattro anelli per ciascuna forma, utilizzando tutto il materiale a  disposizione.

Tutti gli anelli sono stati accuratamente ricomposti in questa prima fase di lavoro, con nastro crespato. Sono stati eseguiti il rilievo grafico dei singoli anelli e la ricostruzione grafica per gli anelli incompleti.

E’ stata fatta la verifica della successione degli anelli con il disegno ricostruttivo del 1984, confrontando i nuovi diametri scaturiti dall’attuale ricostruzione, apportando alcune  modifiche.

letto in avorio amplero

L’anello A3 aveva il diametro minore molto piccolo (cm 5,6) rispetto alla prima ricostruzione (cm 6,4), per cui è stato unito all’unico anello che presentava lo stesso diametro, cioè A8 (cm 5,6) nel suo diametro minore. Gli altri due anelli, che presentavano un diametro simile, cioè A 14 e A 13, sono stati esclusi perché collocati nella parte superiore della gamba con corrispondenza certa fra loro e con A 15 in alto e A 7 in basso. A 7 è stato sostituito con A12 perché combacia perfettamente nel suo diametro minore (cm 6) con A13 (cm 6) e presenta continuità nel profilo. Nell’accostamento del diametro maggiore (cm 10) su A11 (cm l0) si riscontrano analoghe rispondenze di appoggio e di profilo. A12 è stato collocato dalla parte del diametro maggiore (cm 9,5) su A6 (cm 9,5) e dalla parte del diametro minore (cm 6,5) su A4 (cm 6,2). A4 è stato poi unito dalla parte del  diametro

maggiore (cm 8,4) con A9 (cm 8,4). A5 e A6 sono ancora nella stessa posizione, ma con linea continua a tronco di cono rovesciato, senza rigonfiamento.

Con tale nuova disposizione risultano evidenti due dati: lo spessore degli anelli tende a diminuire progressivamente verso il basso e si riscontra sempre la rispondenza degli spessori nei rispettivi accostamenti, escluso Al0.

Nonostante sia stata rilevata una lieve diversità di dimensioni fra anelli omologhi, è stata scelta, per motivi pratici, la realizzazione in un’unica misura dei supporti in legno delle quattro gambe, leggermente più piccola della parte interna degli  anelli.

La realizzazione dei supporti in legno è stata eseguita a tornio in base ad un progetto che proponeva la suddivisione, per motivi pratici, in sei porzioni incastrate tra loro, con foro centrale per l’inserimento della verga in ottone, più una porzione per le  borchie.

Si è proceduto quindi a incollare fra loro le lamelle componenti gli anelli con  acetato  di polivinile K60, utilizzando come sostegno i rispettivi supporti in legno. Le integrazioni delle parti mancanti sono state eseguite con impasto ceroso I 76 usando come base di appoggio il supporto ligneo. Le parti mancanti dell’elemento A10, raffigurante le teste barbate, sono state riprodotte, sempre con impasto cero so, dalle matrici in gomma siliconica ricavate da lamelle omologhe  presenti  in  altri cilindri.

Gli anelli sono stati attribuiti alle rispettive quattro gambe a, b, c, d, per l’analogia della colorazione superficiale e lo stato di conservazione dell’ osso, derivanti dalla  giacitura.

  1. Telaio

 In un primo momento, il telaio del letto, cioè la struttura lignea alla quale  doveva  essere applicato il rivestimento in osso, è stato realizzato secondo le indicazioni di LETTA 1984. Successivamente, in seguito al riesame del materiale in osso, sono state apportate due modifiche. Una, relativa all’eliminazione delle sporgenze triangolari conseguente all’identificazione delle quattro lamine che chiudono le teste dei grifi che ha permesso la loro collocazione col muso rivolto verso l’interno del telaio; l’altra riguardante l’aumento della larghezza delle assi lunghe del letto, da l0 a 12 centimetri, per evitare che l’elemento della gamba A16, collocato sotto il piano del letto e col diametro di cm 11,5, sporgesse dal telaio.

letto in avorio amplero

Le placchette bombate di rivestimento dei lati lunghi del telaio (lato a-b e lato c-d) sono state collocate in base all’altezza, all’orientamento (con margine liscio nella parte superiore e con margine rigato da utensile nella parte inferiore), alla rispondenza delle rigature da utensile e a quello dell’inclinazione del taglio. Per l’attribuzione delle placchette all’uno o all’altro lato lungo del telaio, sono state considerate la continuità della sagoma e l’omogeneità del colore. Poiché le placchette, fra intere e frammentarie, sono diciannove, quelle mancanti sono state ricostruite con una misura standard (cm 11), in impasto ceroso 176. Delle quattro teste di grifo, due risultavano più grandi e due più piccole.

La testa di grifo di dimensioni maggiori e meglio conservata è stata collocata al bordo del lato lungo sopra la gamba b, anch’essa nel miglior stato di conservazione; quella simmetrica (identica per dimensioni) è stata posta sul corrispondente bordo dell’altro lato lungo sopra la gamba  c.

La testa di grifo più integra, di dimensioni minori, e stata collocata al bordo sopra la gamba a e quella simmetrica sopra la gamba d.

Alcune parti di lamina piatta con l’altezza delle calotte delle teste di grifo e, in un caso, anche lo spessore, sono state collocate, dopo il loro restauro, a rivestimento dei lati corti del letto (lato b-c e lato d-a).

Le placchette sono state applicate al telaio di legno utilizzando reggette in ottone fermate alle placchette stesse con impasto ceroso. Per le placchette bombate, la cavità naturale dell’osso ha permesso un facile e stabile fissaggio delle reggette (due per ogni lato del letto ) che a loro volta sono state applicate al telaio tramite l’inserimento nell’apposita traccia. Per il rivestimento dei lati corti, poiché le placchette avevano superficie piatta e spessore sottile, le reggette in ottone sono state fermate con uno spesso strato di impasto ceroso e, di conseguenza, la corrispondente scanalatura nei lati corti del telaio, che ne consente l’alloggiamento, risulta maggiore rispetto a  quella delle  fiancate.

Le reggette (4 per le teste di grifo, 4 per le fiancate, 2 per le testate), sono state ancorate al telaio con viti inserite nella faccia inferiore di quest’ultimo.

Nello spazio fra le ultime placchette bombate e sbassate che rivestono le fiancate del letto (B2a -B2b – B2c – B2d)  e i grifi,  sono  stati  inseriti a  vista dei piccoli  listelli di legno  con  la  sagoma  della cavità dell’osso nel punto più stretto (cm 1,8 x cm l,0), come forse doveva essere in antico l’asta che teneva uniti tutti gli elementi del telaio.

I ganci per il fissaggio della rete sono stati riprodotti sul modello del gancio in ferro esistente e non inserito nel restauro.

La rete del letto è stata riprodotta con strisce di cuoio addoppiato.

                                 3. Fulcra

 Il letto di Amplero aveva sicuramente due fulcra. Ciascun fulcrum, come documentato in numerosi esempi di questo tipo, era costituito da un sostegno in legno sagomato, foderato in pelle e ricoperto sulle due facce laterali dalle applicazioni in osso, di cui nel nostro caso sono stati individuati numerosi elementi.

Tali applicazioni decorative sono costituite da un campo liscio sagomato ad “S”, contornato da una cornice, con un medaglione in basso (all’appoggio sul telaio) ed in alto con una protome di animale sostenuta da una foglia.

Sono stati esaminati tutti i frammenti di rivestimento piatto presenti e sono stati individuati quattro campi lisci di fulcra utilizzando 93 frammenti spessi mediamente mm  2.

Determinante nella ricerca degli attacchi è stato l’aspetto delle superfici esterna ed  interna.

E’ stata effettuata la ricostruzione grafica delle sagome, la ricomposizione dei frammenti e l’integrazione delle lacune.

Per la collocazione del restante materiale appartenente ai fulcra, esaminando le cinque foglie presenti, è risultato che una di queste era nettamente diversa dalle altre (spessore cm 0,7) e si accordava perfettamente con due delle tre porzioni di cornici esistenti. Rimanevano quattro foglie che,  pur con la cornice rimasta, che doveva poggiare sulla borchia della gamba.

letto in avorio amplero

Le foglie all’uno o all’altro fulcrum è stata fatta secondo l’orientamento e la corrispondenza del colore con la lami di cornice che appoggia sulla borchia è stata inserita nel fulcrum b e sulla base di completate anche le cornici mancanti dei fulcra c e d. Il fulcrum a è stato lasciato completamente visibile. Il raccordo della cornice con la foglia varia  da fulcrum a fulcrum, a causa della diversità delle foglie stesse. I quattro medaglioni so secondo le misure rilevate dagli unici due elementi presenti, cioè le due lunette inserit Per le protomi animali (linci), più che per ogni altra parte del letto, è sta confronto con altri esemplari analoghi.

 

Questa ricerca ha consentito la ricostruzione grafica dell’ animale, compreso il collo di cui non era presente nessun elemento originale, permettendone la realizzazione in impasto ceroso I 76. Per la ricostruzione delle teste di lince sono stati utilizzati i pochi elementi presenti, cioè: un nucleo della testa con la sua calotta cranica, altre due calotte craniche, un frammento di orecchio. Le misure della base del collo della lince sono state ricavate dagli attacchi con le foglie.

I vari elementi costituenti le parti decorative dei fulcra (zona  piatta  centrale,  cornici, medaglioni, foglie, teste di lince) sono stati assemblati con incastri nelle parti  ricostruite.

In base alla sagoma delle applicazioni in osso e alle dimensioni del telaio e stato progettato e realizzato il sostegno ligneo del fulcrum composto da un corpo centrale rivestito in cuoio naturale e da due tavolette laterali in faggio evaporato. Su tali tavolette, le parti decorative sono state fissate con un perno e due viti inglobate nell’integrazione. Al guanciale centrale sono stati fissati due perni che vanno ad incastrarsi nei due fori delle tavolette di faggio. Altre due viti, fissate nelle tavolette e passanti attraverso due fori nel telaio, tengono fermo il  tutto.

letto in avorio amplero

Indagini chimico-fisiche

Alcuni frammenti ossei facenti parte dei due letti dalla Valle d’Amplero, sono stati sottoposti ad indagini preliminari al fine di definire lo stato di conservazione effettivo del materiale. Sui campioni sono state eseguite analisi non distruttive, in microscopia elettronica a scansione, corredata da spettrometro a dispersione di energia, e in microscopia ottica, a luce riflessa, utilizzando come fonte luminosa una fibra ottica orientabile.

Dalle indagini risulta che il materiale e’ interessato da microfratture superficiali e da desquamazioni di lieve entità, concentrate sui bordi dei frammenti ed in particolare ove il taglio venne eseguito parallelamente all’orientamento della porosità. Microfratture e distacchi di scaglie si individuano anche lungo le tracce lasciate dall’ utensile di tornitura. Sulla superficie in vista appaiono morfologie “crateriformi”, da connettere con la struttura porosa del materiale e, solo raramente, con danneggiamento casuale.

L’indagine microanalitica ha evidenziato, sulle superfici in vista, la presenza di particelle terrose e cloruri da ascriversi, con ogni probabilità, alla

giacitura. Nel complesso le alterazioni descritte sono limitate ad aree ristrette e non compromettono, quindi, lo stato di conservazione, da reputarsi in linea generale buono.

M.M.

febbraio: 2020
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