Giovanni dalle Bande Nere

I RESTI DELL’ARMATURA FUNEBRE DI GIOVANNI DALLE BANDE NERE

 (1498 1526)

IL RESTAURO

Il restauro dell’armatura di G. dalle Bande Nere è stato eseguito in due tempi, poiché il ritrovamento di alcune parti è avvenuto successivamente rispetto ad altre.

Infatti, in un primo momento, e precisamente nel 1978, erano a disposizione soltanto alcuni dei pezzi componenti l’armatura: l’elmo, la corazza, lo spallaccio sinistro e le due cubitiere.

Nel 1983 furono ritrovate le parti mancanti e cioè: lo schienale, la falda, lo spallaccio destro, due bracciali inferiori, due guanti o manopole e due fiancali o scarselloni.

Giovanni dalle bande Nere

La ricerca e la ricomposizione di tutti i frammenti e i pezzi a disposizione ha permesso il rimontaggio dell’intera armatura, che nel lungo periodo di sepoltura aveva subito danni e modificazioni molto gravi e irreversibili; una accentuata degradazione del metallo era stata causata, oltre che dal lungo tempo d’interramento, anche dalle sostanze chimiche formatesi dalla decomposizione del corpo.

Gli attacchi di corrosione erano estesi su tutta la superficie ed in alcune parti si notavano grosse lacune e deformazioni. Alcuni pezzi dell’armatura erano coperti da uno strato di olio, dato in precedenza, presumibilmente per preservare il metallo da ulteriori ossidazioni.

Per recuperare la superficie originale si è dovuto eliminare questa sostanza mediante un bagno di trielina dopo aver protetto i frammenti di cuoio e di stoffa onde evitarne la perdita.

Si sono così evidenziate le diverse condizioni del metallo: tutta la superficie era coperta da uno strato di ossidazione e su alcune zone dove l’azione della corrosione si presentava più violenta si notavano delle deformazioni con aumento di volume della superficie.

Prima di iniziare il restauro vero e proprio si sono documentate, attraverso fotografie, diapositive, radiografie eseguite per rilevare eventuali marchi di fabbricazione e con un provino metallografico, le condizioni dei pezzi in modo da stabilirne lo stato di degrado.

Dalla documentazione fotografica sono emerse, inoltre, tracce di stoffa e di cuoio, specialmente intorno ai ribattini. La delicata operazione di pulitura è stata eseguita a bisturi, spazzoline metalliche e tamponi d’alcool; dove le incrostazioni erano più tenaci e resistenti, sono state usate piccole mole, martelletto e spazzolino Thomas.

Dopo la pulitura, in alcuni punti dove la corrosione è stata nel tempo meno attiva, la superficie si presentava lucida e di color bruno, in altre parti si notavano piccoli crateri formatisi dalla degradazione del metallo.

Il restauro delle varie parti dell’ armatura, eseguito fra la fine del 1978 e i primi del 1979, è stato finalizzato all’esposizione nella mostra “Firenze e la Toscana dei Medici nell’Europa del ‘500″.

L’elmo presentava problemi di incrostazioni silicee su tutta la superficie e di corrosione tali da provocare una grossa lacuna sulla parte destra del corpo e della visiera. Inoltre, il bloccaggio completo dei perni sui quali ruotava l’apertura della visiera e della baviera deformava la sagoma dell’oggetto. Sulla goletta si notavano numerose lacune e deformazioni dovute a corrosione, mentre nella parte interna erano evidenti frammenti di stoffa e di cuoio. La posizione in cui la visiera e la baviera erano rimaste bloccate richiedeva una soluzione di rimozione e riattivazione per ripristinare la normale posizione di chiusura e consentire il rimontaggio delle altre parti.

Elmo Giovanni dalle Bande Nere

Con la pulitura presso i perni di snodo si è riattivata la mobilità di tutte le lamine; le parti mancanti sono state reintegrate. Lo spallaccio sinistro presentava un’ampia lacuna sulla parte superiore del bordo e sulla prima lamella e conservava solo gli attacchi laterali con i ribattini.

Tra il materiale che fu consegnato al Centro di Restauro in un secondo tempo fu inoltre recuperata anche la parte centrale della prima lamella, che fu così inserita sullo spallaccio e reintegrata con Sodisteel.

La cubitiera destra, mancante di alcuni tratti del bordo, presentava due lacune nella parte centrale: sull’orlo di una di queste era stato impropriamente inserito, in un precedente restauro, un ribattino con due dischetti, uno sopra e uno dentro, che è stato quindi eliminato.

La cubitiera sinistra si presentava in migliori condizioni, con una piccola lacuna sul bordo posteriore, mentre sul retro una serie di ossidazioni avevano provocato un aumento di volume, costituendo quindi una superficie estremamente fragile. Successivamente sono state ritrovate tutte le parti mancanti e l’armatura ha pertanto subito un nuovo intervento conservativo.

Armatura Giovanni dalle Bande Nere

Con la pulitura presso i perni di snodo si è riattivata la mobilità di tutte le lamine; le parti mancanti sono state reintegrate. Lo spallaccio sinistro presentava un’ampia lacuna sulla parte superiore del bordo e sulla prima lamella e conservava solo gli attacchi laterali con i ribattini.

Tra il materiale che fu consegnato al Centro di Restauro in un secondo tempo fu inoltre recuperata anche la parte centrale della prima lamella, che fu così inserita sullo spallaccio e reintegrata con Sodisteel.

La cubitiera destra, mancante di alcuni tratti del bordo, presentava due lacune nella parte centrale: sull’orlo di una di queste era stato impropriamente inserito, in un precedente restauro, un ribattino con due dischetti, uno sopra e uno dentro, che è stato quindi eliminato.

La cubitiera sinistra si presentava in migliori condizioni, con una piccola lacuna sul bordo posteriore, mentre sul retro una serie di ossidazioni avevano provocato un aumento di volume, costituendo quindi una superficie estremamente fragile. Successivamente sono state ritrovate tutte le parti mancanti e l’armatura ha pertanto subito un nuovo intervento conservativo.

Giovanni dalle bande Nere Armatura
Armatura Giovanni dalle Bande Nere

Gli elementi della parte posteriore del busto erano quelli maggiormente danneggiati a causa della sepoltura e deformati per il peso corporeo. Lo schienale si era schiacciato e allargato rendendo problematico il ripristino della posizione originale; inoltre esso presentava lacune pari a circa il 40% dell’intera superficie metallica e ciò che ne restava era in condizioni di quasi totale mineralizzazione.

Alcuni frammenti appartenenti alla falda sono stati posizionati anche se i bordi delle fratture, corrosi e deformati, non combaciavano perfettamente. La gola era composta da vari pezzi: due lastre unite per mezzo di una cerniera e di un bullone erano strette intorno al collo; altre due lastre, formate da quattro pezzi e lacunose, ed infine due pezzi molto deformati, con la parte anteriore completamente corrosa e mancante di quasi tutta la zona inferiore e laterale sinistra, e ampie lacune nella parte posteriore.

La gola conservava sulla spalla sinistra la fibbia originale ed era mancante di quella destra; è stato quindi necessario applicare una fibbia di recupero con una placchetta di Sodisteel e un bulloncino passante.

Lo spallaccio destro si presentava lacunoso e frammentario; tuttavia, dopo la pulitura, nella parte superiore si rilevavano zone di superficie lucide e brune alternate a crateri di corrosione. Nella parte centrale si notavano anche sbollature e deformazioni verso il bordo della lamina, nonché una piccola traccia di cuoio. La fibbia è stata resa mobile e le lamine sono state reintegrate.

Una delle due lamine che compongono il bracciale destro inferiore era frammentaria, aveva perduto l’originale uniformità e presentava ingrossamenti di volume con crateri e sbollature tipiche di una forte corrosione; stesse condizioni si notavano sulle fibbie e sulla cerniera, a tal punto che la superficie appariva deformata e fragile.

L’altra lamina, benché ossidata, mostrava zone di superficie originale, crateri di corrosione poco profondi e piccole lacune. Sulle due lamine che compongono il bracciale sinistro inferiore, il grado di corrosione era abbastanza rilevante, con crateri più o meno profondi e piccole zone di superficie originale. In una delle due

lamine si riscontrava inoltre un’ampia lacuna, che è stata reintegrata. In ottime condizioni era invece una delle due cerniere ed anche la fibbia era perfettamente funzionante. La manopola destra presentava una lacuna nella parte centrale della prima lamella ed altre nelle parti estreme della seconda e terza lamella.

La lastra metallica che copriva il pollice, unita al guanto per mezzo di una cerniera con due chiodi passanti, si era spostata dalla sua posizione originaria. Vicino ai perni di snodo si era formato uno strato di forte ossidazione, che è stato rimosso con la pulitura a bisturi; il pezzo è stato quindi posizionato parallelamente al guanto.

La distanza tra le lamelle non era regolare, data la notevole defonnazione subita. Dove mancavano i ribattini che le tenevano unite, sono state applicate con il Sodisteel delle viti con il dado passante.

Il guanto sinistro presentava una lacuna nella quarta lamella ed una sulla parte estrema della quinta, dove si trova l’attaccatura con la fibbia. Mancava, inoltre, quasi tutta la fascia centrale, che è stata poi ricostruita in Sodisteel ed applicata alle lamelle per mezzo di due chiodini a testa piatta. Le due scarselle erano costituite ognuna da quattordici lamine, le quali presentavano un accentuato degrado, oltre a deformazioni da schiacciamento e piegature.

Poche le zone di superficie lucida e bruna; si notavano, invece, crateri di corrosione e lacune, verso l’estremità delle lamine dove l’ ossidazione era più accentuata. Le parti che presentavano affibbiagli o perni di snodo sono state rese mobili dove maggiore si presentava la consistenza della lamina. Le deformazioni sono state riportate alla curvatura originale fin dove possibile.

Le parti mancanti sono state integrate. Tutte le lacune delle varie parti dell’ armatura sono state reintegrate con Sodisteel. In fase di rifinitura della resina si è rilevato il distacco lungo la linea di giunzione resina- metallo a causa dell’alto grado di corrosione e dell’ esiguo spessore delle lamine. Tale inconveniente non ha permesso la rifinitura delle parti reintegrate per mezzo di molette meccaniche, poiché le leggere vibrazioni del trapano avrebbero facilitato la formazione di cricche.

La rifinitura è stata quindi eseguita manualmente con raspette e carta vetrata.

Anticamente le parti mobili erano tenute da fettucce in cuoio fissate alla lamina con un chiodo passante e ribattuto, oppure con chiodi e rondelle passanti e poi ribattuti. Non essendovi la possibilità di applicare il cuoio in modo analogo si è provveduto, dove necessario, a fissare nella parte interna (con il Sodisteel) un chiodino di minime dimensioni. Si è poi inserita nel chiodino una fettuccia precedentemente forata e si è fennato il tutto con il rispettivo dado. In tal modo le lamine venivano fissate le une alle altre, rimanendo al contempo mobili. Tale sistema di giunzione è simile a quello originario e l’ armatura può essere facilmente smontata e ricomposta.

Le parti in cuoio a vista, corrispondenti alle cinture, ai laccetti del bracciale e ai cinturini della panziera (due dei quali sono stati inseriti nei perni originali), sono state ricostruite con pellame di color rosso bordeaux.

Il cinturino della panziera, sulla parte destra presso la forca, è stato applicato con l’ ausilio di una lastrina in ferro, piegata ad U rovesciata e quindi scorrevole sulla lamina; la pelle è tenuta al supporto con chiodi ribattuti.

Armatura Giovanni dalle Bande Nere
Armatura Giovanni dalle Bande Nere
febbraio: 2020
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